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by superpalla

2009 edition

Aggiornato al 24 Febbraio




I Viaggi dei Cantomerli



Inverno 2009 - Tunisia





Domenica 28/12/08



Temperatura -3°. Vista la previsione di neve annunciata da tutti i meteo, decidiamo di portare le moto a Genova con un giorno d’anticipo, il garage è sicuro e il Canto può stare tranquillo. Qui accade il primo guaio: il nuovissimo casco del Merlaccio rotola in terra procurando un graffio alla calotta e al cuore del nostro eroe che stoicamente se ne fa una ragione. Dopodiché facciamo visita al Camerata che per l’occasione stappa una bottiglia di Erbaluce e dopo i saluti rientriamo al paesello accompagnati dal latitante ma sempre presente Grigio.

Lunedì 29/12/08



Ci svegliamo con un po’ di neve e dopo aver pranzato da donna Franca,roviniamo il pomeriggio alla nipote del Canto facendoci portare in stazione ad Arquata S. Incontriamo Guido grande collezionista di timbri sul passaporto che ci aggiorna sul suo nuovo record: 30 voli in 10 viaggi. Velocemente lo salutiamo e poichè il diretto è soppresso ripieghiamo su di un locale in partenza che ferma in tutte le stazioni , bar compresi. Lentamente arriviamo a Genova, col bus raggiungiamo le moto, proviamo la batteria del Merlaccio e via verso il porto. Siamo i primi ma la nave è ancora in alto mare . Nell’attesa facciamo conoscenza di Diego, ex motocrossista di Vicenza alla sesta volta in Tunisia: conta di fare con la sua Suzuki DR gli ultimi 200 Km di sabbia che gli rimangono. Per perdere tempo usciamo in sua compagnia dal porto e rimaniamo chiusi fuori per due ore (il guardiano ci aveva avvertito). Sotto un vento polare assistiamo alle assurde fatiche degli addetti al cancello, quindi con la solita agitazione di questi momenti imbocchiamo la rampa d’accesso al traghetto e sotto gli ordini di un filippino parcheggiamo uno addosso all’altro in un garage vuoto. Fatta la doccia andiamo al self, quattro chiacchiere con Diego e in cuccetta. Anziché alle h18 si parte alle h 19,30..

Martedì 30/12/08



Anche se la notte trascorre tranquilla, il Canto per le 10 è già sul ponte a fumare una sigaretta e a controllare la rotta; il Merlaccio invece, la tira fino a mezzogiorno sonnecchiando e ascoltando musica rock dal suo nuovissimo MP3. Dai e dai con il vento a favore recuperiamo e per le 18 siamo a Tunisi. In dogana passiamo 4/5 casellini per i controlli . Il Canto che si è portato appresso il casco ha sempre le mani impacciate e ritarda di parecchio le pratiche,il Merlaccio spaventa un poliziotto aprendo di scatto la giacca per prendere i documenti. Comunque tutto fila liscio,cambiamo 350 € ad un buon tasso 1€=1,85 Dinari e in quaranta minuti siamo in strada. Ci congediamo da Diego e prendiamo contatto con la viabilità; tutto sembra nomale ma nella superstrada che porta in città incrociamo un’auto contromano, per fortuna viaggia nella corsia d’emergenza. Siamo in centro dopo 12 km e troviamo subito l’hotel El Hana ,imponente costruzione nella via principale dove abbiamo prenotato per due sere. Dopo cena passeggiamo verso la Medina dove preferiamo non entrare per il troppo buio,ci facciamo due birrette in Hotel e a letto. Domani inizia l’avventura.

Mercoledì 31/12/08



Nonostante la nostra camera sia al 7° piano , il Merlaccio che ha il sonno leggero è tenuto sveglio dal traffico continuo e dai clacson e si alza più stanco di prima; il Cantoniere invece, ronfatore professionista, è fresco come una rosa e si dà subito da fare con le sigarette e la macchina fotografica. La meta di oggi è il sito archeologico di Kerkouane, remoto insediamento punico del VI secolo a.c., patrimonio dell’umanità. Lasciamo la Varadero a riposo e per le 9,45 siamo in marcia verso Capo Bon. Dovrebbe essere una gita di piacere ma, la totale assenza di cartelli ci porta a sbagliare frequentemente strada cosi che , tra gli altri, visitiamo involontariamente Korbus, bel paesino termale circondato da scogliere. Sotto la pioggia attraversiamo numerosi villaggi: oggi è giorno di mercato e farsi largo tra la folla, gli asini e gli ortaggi ci impegna un pochino. Insistiamo e tra una rotonda senza indicazione e l’altra, aiutati anche da una poliziotta arriviamo a Kerkouane. Pagato l’ingresso di 4 DT a testa più 1 DT per diritto di foto visitiamo le rovine tra l’altro molto belle, un po’ come la nostra Libarna però sul mare; il Canto fa le foto dopodiché sballottati dal vento ci rifugiamo nel piccolo museo dove, oltre ai reperti , esiste anche uno strano traffico di biglietti d’ingresso riciclati. Saliamo in moto e via verso Kelibia. Kelibia, città natale del nostro cameriere di fiducia in Italia, il Sig. Karim, è una piccola cittadina che vive di pesca e turismo balneare ed è dominata da un vecchio e pittoresco forte. Trovato il ristorante ci pappiamo un polpo e due spada alla griglia il tutto per 21 DT con the omaggio. Prendiamo la strada del ritorno con bei paesaggi di monti e depressioni coltivate accompagnati sempre da forte vento. Diventiamo maestri nell’arte di guida tunisina che, nel traffico intenso consiste nel cambiare corsia quando si vuole senza segnalare: l’importante è farlo velocemente. Facciamo conoscenza del primo sport nazionale: stare fermi a bordo strada per ore ed attraversare solo quando un’auto si avvicina. Parcheggiamo in Hotel ed ancora con la luce del sole visitiamo la Medina e il Souk. Relax in camera e poi cena nel ristorante Carcassone, il preferito dal Canto; purtroppo sta per chiudere e dobbiamo ripiegare sul ben più lussuoso Aspis dove spendiamo 100 DT per una cena non all’altezza dell’arredamento. Usciamo e i due poliziotti per ogni civile che avevamo visto in piazza un paio d’ore fa sono spariti e sono spariti anche i civili. Mah ! Nel salotto dell’ Hotel gustiamo un caffè ed un Whisky caro come il pranzo di mezzogiorno. Piano piano la città si rianima e noi andiamo a letto. Buon Anno

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Giovedì 01/01/09



Sveglia alle 8 e, belli convinti, prendiamo la strada che porta a Bizerte ma, dopo un po’, ci troviamo fuori rotta a Cartagine. Già che ci siamo facciamo sosta per una sigaretta ignari della sventura che si sta per compiere : il Canto smarrirà la sua fedelissima fascia per il collo, compagna di tanti viaggi, fattaccio che segnerà negativamente l’andamento della vacanza. Anziché tornare indietro proseguiamo per La Marsa, Gammarth e Rouad facendo un giro più largo sui bordi di una laguna; nella zona di Cebala entriamo in autostrada sino ad Utique. In una rotonda chiediamo un’ informazione stradale ad un poliziotto e lui ci consiglia un hotel. Va bè, si và. Seguiamo per Mateur e finalmente giungiamo al Parco nazionale di Ichkeul, importante riserva aviaria Patrimonio dell’Unesco, che accoglie nei mesi invernali più di 200000 uccelli migratori. L’ingresso è gratuito ma il custode vuole lo stesso i soldi, tiriamo diritto e dopo 3 Km di sterrato siamo al parcheggio. Qui troviamo Enrico e Monica, conosciuti in traghetto, lui motociclista di lunga data un po’ per passione e un po’ per necessità ( la sua moto ha 178000 Km ), lei vive con lo spirito giusto la sua prima motoavventura. Ci informano che la visita del Parco è molto impegnativa per cui ci accontentiamo di vedere qualche uccellino svolazzare e qualche bisonte da lontano. Durante il ritorno il Merlaccio si ferma di colpo e dice: “ Hei, quel falchetto l’ anno scorso l’ho visto a Bosio.” Mentre pranziamo a Mateur ecco di nuovo Monica ed Enrico che si aggregano a noi. Prendiamo il caffè offerto dal bar di fronte e tra asini e greggi viaggiamo assieme fino a Bou Salem. Qui ci separiamo perché Chicco, abile boscaiolo, è interessato ad una foresta di grosse querce sul confine Algerino. Foresta che purtroppo non vedrà mai perché, fermato prima dalla polizia, verrà addirittura accompagnato indietro da due staffette armate. Noi uomini di cultura svoltiamo a sinistra per Dougga che raggiungiamo dopo 45 rocciosi Km. Abbarbicata sul margine dei Monti Tabersouk e affacciata sulla fertile pianura coltivata a cereali dell’ Oued Kalled, l’antica città di Dougga è uno dei più spettacolari siti archeologici romani. Voto 10. Siccome i primi alloggi sono a 66 Km facciamo una visita veloce col Merlaccio che legge ad alta voce ed il Canto che scatta le foto. Per le 18 col buio ( cosa da non fare ) siamo alle porte di Le Kef. Ci fermiamo al primo hotel che vediamo, il Leklil, bello fuori, un po’ meno le camere e andiamo poi a cena in centro, da Venus, ristorante tipico frequentato da locali e turisti dove gustiamo la miglior Chorba del viaggio. 33 DT ben spesi.

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Venerdì 02/01/09



Sveglia alle 7,45, facciamo il pieno, cambiamo i soldi e ben coperti partiamo per Gafsa. Dopo qualche Km il Canto ha il mento ghiacciato, il Merlaccio cerca di coprirlo con qualche mezzo di fortuna ma lui irremovibile dichiara: “ o la mia fascia o niente “. Alla fine accetta un foulard. La giornata di oggi è quasi un trasferimento e si annuncia poco interessante con tanti rettilinei e paesaggi monotoni quando, dopo un centinaio di Km ecco una sorpresa: la strada si trasforma in cantiere lungo 10 Km dove rulli, pale e camion s’incrociano così che prendiamo i primi contatti con la sabbia. Strada facendo vediamo due cantonieri che tolgono i rifiuti dai fossi, mansione che dalle nostre parti è ormai persa da anni. A Kasserine svoltiamo a sinistra per una visita ai templi romani di Sbeitla, forse riga del futuro. A mezzogiorno non mangiamo l’obbligatorio agnello alla brace cucinato sul ciglio della strada: pare sia speciale ma il Canto ha messo il veto; verremo poi più tardi assunti da un ragazzo sveglio come clienti del suo ristorante dove ci spennerà di 25 DT per due cous – cous con poulet di serie C: come sempre diffidare di quelli che chiamano. Tornando poi indietro a Kasserine, ad un incrocio ritroviamo Enrico e Monica; oggi abbiamo la stessa meta quindi, assieme, tra una tappina e l’altra attraverso polverosi villaggi ed un fresco altopiano pieno di venditori di benzina in taniche alle 16,30 giungiamo a Gafsa. Già dal nostro sbarco in terra tunisina abbiamo notato sulle strade la forte presenza della polizia che qualche volta ci ferma ma solo per chiacchierare e mai ci chiede i documenti. Su consiglio di due viveur locali conosciuti in una rotonda prendiamo alloggio al megagalattico Jugurtha Palace al prezzo di 80 DT a testa, cena e colazione compresa. In serata facciamo un giro nel parcheggio a vedere i mezzi da deserto parcheggiati, poi caffè in camera e a letto.

Sabato 03/01/09



Dopo le solite procedure mattutine blocchiamo il foulard del Canto con un giro di nastro ed alle 9,20 siamo in marcia per le Oasi di montagna. Prendiamo per Tozeur, svolazziamo tra le miniere di fosfato che oltre ad essere la fonte della polvere grigia che ricopre ogni cosa forniscono una grossa percentuale delle esportazioni tunisine ed a Metlaoui svoltiamo a sinistra. Il paesaggio è interessante con l’asfalto ruvido che corre tra montagnette e pianure in un clima fresco. Notiamo che la scorciatoia che partiva dal nostro Hotel era percorribile ma noi non lo sapevamo. I villaggi berberi di Tamerza, Mides e Chebika si trovano nei pressi del confine algerino, sulle aspre pendici della catena del Jebel en-Negeb, circa 60 Km a nord di Tozeur. I 22 giorni di pioggia torrenziali del ’69 trasformarono in fango le case dai muri di terra e la gente dei villaggi si trasferì in tutta fretta nelle abitazioni costruite nei pressi e gli antichi insediamenti sono ormai dei villaggi fantasma affascinanti da esplorare. Arrivati a Mides diamo un’ occhiata veloce al di qua del canyon, non compriamo le bellissime cartoline perché facciamo le foto e poi il CD e torniamo a Tamerza. Indecisi sul da farsi seguiamo il cartello per la cascata, errore imperdonabile che ci porterà sotto il sole e in divisa da moto alla visita non voluta di un canyon con passaggi alpinistici di 6° grado, come sempre guidati dal seccatore di turno (che ci costa 20 DT ). Belli sudati risaliamo in moto, tiriamo diritti davanti all’oasi di Chebika e dopo una sessantina di Km siamo a Tozeur.Il Cantoniere trova subito l’Hotel Yadis Oasi davanti al quale sta transitando un corteo con più poliziotti che manifestanti, scarichiamo i bagagli e facciamo rotta per Nefta distante 23 Km. La maggiore attrazione di Nefta, oltre al palmeto, è La Corbeille, un profondo avvallamento pieno di palme che occupa una buona fetta della parte settentrionale della città. Nel punto più largo misura quasi un Km ed è profondo 40 metri. Noi lo fotografiamo dalla terrazza del cafè Maure e col calar del sole torniamo a Tozeur. Dopo la cena ed il regolare caffè casalingo passeggiamo in centro ammirando le belle decorazioni mattonesche delle case. Enrico apprezza e prende appunti, Monica è stanca ma da lo stesso udienza ai domandatori, il Merlaccio è tranquillo ed il Canto fuma. A domani.

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Domenica 04/01/09



La regione nota come Jerid occupa la stretta striscia di terra fra i due principali laghi salati della regione, lo Chott el-Jerid e lo Chott el-Gharsa . Andando a sud attraversiamo il primo percorrendo un terrapieno di 80 Km alto due metri e ben asfaltato; il paesaggio è davvero inconsueto e molto suggestivo : una distesa bianca e compatta coi cristalli di sale che brillano al sole. Arrivati a Douz riempiamo per bene i serbatoi (il Canto controlla anche che la catena non sia stata corrosa dal sale)e imbocchiamo la C105 in direzione di Matmata. Dopo circa 60 desertici Km con avvistamento di dromedari, facciamo sosta al caffè Kelili, posto sull’incrocio per Ksar Ghilane. Salutiamo con ammirazione un ciclista solitario e contro il volere del canto prendiamo posto all’unico tavolo esistente. La simpatica Monica, che per una più corretta angolazione delle gambe ha percorso l’ultimo tratto sulla moto del Merlaccio, è forse l’unica donna al mondo col rossetto giunta sin qui; il gestore apprezza e sottovoce mormora “Mai vista una donna così fine”. Ormai sappiamo che è inutile cercare di ordinare per cui lasciamo fare a Lui così che assaggiamo la “Buonissima” pizza berbera che, tra l’altro, si può avere anche sciolta e già masticata, qualche dolcetto e the e caffè a volontà. Pagato il salato conto (si fa per dire 40 DT) compreso di souvenir, salutiamo i nostri compagni di viaggio diretti a Medenine (li rivedremo a sera) e facciamo rotta verso Ksar Ghilane. L’oasi è ora raggiungibile comodamente anche con le nostre pesanti moto grazie al nuovo tratto di asfalto che purtroppo sancisce la fine poetica di quest’ ultimo avamposto per il Sahara. Appena arrivati il Merlaccio s’insabbia per bene tanto che vuole abbandonare il mezzo e tornare a piedi ma, il Canto, lontano parente di Primo Carnera, risolve il problema con una spintarella. Presi da questo inconveniente ci dimentichiamo di visitare meglio l’oasi e torniamo indietro. Ci consoleremo poi in serata con questa considerazione “Ma si, intanto un’oasi così ce l’abbiamo anche a San Giacomo”. Così che con una bella strada a curve arriviamo a Matmata. Facciamo sosta nei pressi dell’ Hotel Sidi Driss, usato per la scena della discoteca nel film Guerre Stellari e valutiamo l’idea di fermarci per la notte. La cittadina è posta nel mezzo di un paesaggio lunare e secoli fa i Berberi scesero sotto terra per sfuggire al caldo estivo ed alcune di queste case a pozzo sono ancora abitate e visitabili . Secondo il parere delle guide gli abitanti sono usurati dal continuo flusso di turisti: a noi non sembra perché abbiamo continuamente attorno un seguito di pressanti ragazzini motorizzati tanto da farci cambiare i piani e proseguire per Medenine. Tra i colori del tramonto percorriamo i bei saliscendi con viste sulla pianura che ci portano a Toujane, paesino straordinario con case in pietra sparse intorno ad una collina sotto le rovine di un’antica Casbah; il villaggio è diviso da una gola che ne aumenta la bellezza: un vero presepe. Proseguiamo veloci perché la notte scende e visto che la Varadero ha una brutta nomina in fatto di consumi, abbiamo anche l’incognita benzina. Alle 18,30 siamo all’ Hotel Ksour Medenine dove Enrico e Monica ci hanno prenotato una camera; visto che l’acqua per la doccia non è ancora calda usciamo a cena e passeggiamo un po’ in centro. Caffè regolare e a letto puliti. Per la giornata di oggi occorre avere almeno 320 Km di autonomia. in caso contrario si può far benzina a Ksar Ghilane filtrandola con lo straccio.

Lunedì 05/01/09



Siccome Monica è campionessa regionale di tintarella col cappotto ed il buon Enrico esperto costruttore di castelli di sabbia ad archi islamici assieme decidono di fare una puntatina alle spiagge di Jerba. Dopo i saluti noi visitiamo lo Ksar vicino all’Hotel, il Merlaccio acquista una rarissima spugna per piatti e con calma ci incamminiamo a sud-ovest verso le frastagliate colline del Jebel Dahar, zona dei tradizionali granai tipici dell’architettura berbera: gli Ksour. A Bir Lahmar lasciamo la strada principale per la più panoramica per Ghomrassen ed a Ksar Haddada visitiamo le tristi rovine dell’omonimo Hotel, belle le porte di palma. Arrivati a Chenini, per star tranquilli assumiamo una guida quindicenne con tanto di luogotenente alla cifra di 3 DT. Caricati sulle moto percorriamo i 2 Km che ci separano dalla moschea ed alle tombe dei giganti ma, non c’è niente da fare: il trucco è in agguato; infatti il giovanotto che si finge guardiano del sito ci accalappia tanto che per liberarci dovremo trasformarci in ufficio di cambio. Nel frattempo il Cantoniere è molto preoccupato per la leva del freno che, a causa di uno scatto del maldestro luogotenente, sembra bloccata. Su richiesta rientriamo a velocità da gran premio così che le nostre guide sbarcano con un bel sorriso ed un “ tres jolie – tres jolie “ . Lasciamo un sacchetto di caramelle e per mezzogiorno arriviamo a Tataouine. Intanto via sms arrivano notizie da Jerba dove per riposarsi pare abbia fatto sosta la nuvola di Fantozzi, perciò niente spiaggia. Da Tataouine scendiamo 22 km a sud – est per la visita dello Ksar di Ouled Soultane il quale vanta il gruppo di Ghorfa più bello di tutto il sud tunisino. Le camere raggiungono un’altezza di 4 piani e sono disposte attorno a due piccoli cortili ed i piani superiori sono raggiunti da un sistema di scale esterne strette e precarie. Imperdibile . A fine visita facciamo il punto della situazione. Dopo un breve consulto decidiamo di salire a nord e pernottare a Gabes; mancano 149 Km e sono le ore 15, quindi non abbiamo tempo da perdere. Viaggiamo per un po’ sotto la pioggia quando a Mareth ci cade l’occhio su di una moto ferma sul lato opposto: sono Monica ed Enrico. Per via di una scivolata avvenuta sulla 116 Houmt Souk – Arram riportano una brutta botta ai ginocchi sinistri, per fortuna niente di grave. Caricata la dolorante Monica sulla motolettiga ci rimettiamo in marcia ed alle 18,30 scarichiamo i bagagli nelle camere a 5 stelle dell’ Hotel Oasi di Gabes. (con grande felicità dei feriti siamo al secondo piano e l’ascensore non c’è). Ricomposte le idee con una bella doccia ci tiriamo su con 4 super filetti annaffiati da una bottiglia di rosso locale; dopo il caffè accettiamo i digestivi offerti dal navigato cameriere il quale, visto che non acquistiamo la bottiglia, li aggiungerà sul conto che ci aveva già portato. Roba da matti. Però ormai abbiamo il callo: siamo mucche e dobbiamo farci mungere. In serata il morale migliora ed andiamo a letto ottimisti.

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Martedì 06/01/09



Dopo la complicata discesa dei gradini che portano al buffett consumiamo la solita colazione stamane arricchita da numerose crèpes al cioccolato. Intanto le ginocchia dolgono ma l’allegria ed il rossetto non mancano. Carichiamo poi le moto sotto la stretta sorveglianza del cassiere che ci ricorda di consegnare la chiave e pagare il conto; al Merlaccio viene anche richiesto di spostare la moto per favorire la salita in auto alla moglie di un galantuomo locale. Siccome siamo sprovvisti di gru , carichiamo di peso Monica sulla motolettiga, acquistiamo una ginocchiera per Chicco e via per EL Jem. La strada corre veloce tra i venditori di vasi sin che verso mezzogiorno, assaggiamo finalmente il leggendario agnello alla brace: il Canto guarda storto ma, essendo in minoranza, si adegua. Val la pena di spiegare le caratteristiche di questi tipici ristorantini all’aperto: la materia prima, cioè gli agnelli, sono allevati direttamente accanto al braciere, macellati sul posto secondo la bisogna e le loro pelli e teste gocciolanti di sangue vengono appese in bella mostra a testimoniare la freschezza del prodotto. Pagati per il pranzo i 40 DT richiesti anziché i 20 circa del listino percorriamo la strada delle pere e delle galline e tra un ahi-ahi ed un ohi-ohi arriviamo ad El Jem. L’attrazione principale di questa cittadina è l’antico anfiteatro visibile da Km di distanza, in confronto alla cui mole le case della città sembrano tante scatole di fiammiferi. Costruito su di un basso altopiano a metà strada tra Sousse e Sfax è considerato uno degli edifici romani più importante di tutta l’Africa. Prima ancora di mettere il cavalletto siamo circondati dai piazzisti ma, purtroppo per loro, vengono fulminati da un’occhiataccia del mite Enrico, che oggi è un po’ meno mite. Fatto il giro e scattate le foto( il negozio davanti all’ingresso vende le sigarette al Quadruplo ) regaliamo qualche penna ai bambini e visto che non è tardi puntiamo a Sousse. Convinti di far bene usciamo dall’autostrada al casello Nord invece siamo troppo avanti. Tornati indietro per 15 Km nel traffico spesso-veloce fatichiamo non poco, anche per via dei sensi unici, a trovare la via dei complessi turistici. Finalmente ed anche oggi col buio ci accasiamo per 2 giorni al Marabout Hotel, pieno di russi ed italiani. Dopo cena facciamo quattro passi sul lungo mare dove vi sono strani giri e a nanna. A Castelveccana ci sono 15 cm di neve, a Bosio grazie al microclima del monte Tobbio solo 5.

Mercoledì 07/01/09



I 300 Km percorsi ieri non hanno di certo aiutato la guarigione anzi, ad Enrico è aumentato il dolore, Monica che possiede sette vite come i gatti invece è in gran forma e vaneggia di lunghe passeggiate; purtroppo, a causa del tempo nuvoloso, il primato di abbronzatura è a rischio mentre quello di rossetto no: quello è ben saldo. A circa 80 Km c’è una riga da tirare, il Canto ed il Merlaccio, che non possono far finta di niente, salgono sulla moto e partono alla conquista. Raggiunta Kairouan, città santa della Tunisia e quarta città santa dell’Islam preceduta solo dalla Mecca, Medina e Gerusalemme, sistemiamo la moto in un parcheggio abusivo a pagamento ( costo 3 DT ma lo scontrino è da 1 ) ed iniziamo la visita. Circondata da perfette mura in pietra rossastra, la Medina si presenta pulita e ordinata con case bianche ed azzurre e pavimenti tipo isoletta greca. Siccome non basterebbe tutta la giornata evitiamo di acquistare il biglietto cumulativo per i monumenti accontentandoci di guardarli fuori. Naturalmente abbiamo sempre il seguito ma oggi siamo duri ed attacca poco. Intanto il Canto non si fa sfuggire due bellissimi e coloratissimi teli per le amate nipoti con foto del tessitore compresa nel prezzo. Pranziamo con menù a prezzo fisso che poi diventa elastico, assaggiamo la rarissima birra Celestia, forse più buona di quella spillata in Gasthaus e torniamo a Sousse. Nel frattempo Enrico ci informa che per riposarsi Monica lo ha trascinato a far shopping in centro. Rigenerati da una doccia raggiungiamo in taxi la Medina per l’altra riga. Giriamo per bene dappertutto tenendo a bada i venditori con la loro tecnica, cosa che li spiazza non poco, acquistiamo poi qualche souvenir ed alle 18,30 siamo di nuovo in Hotel. Chicco molto provato dallo shopping sta raffreddando il ginocchio con 30 Kg di ghiaccio, Ninni è sempre in forma e saltella qua e là. Cena, caffè in camera e a letto presto. Domani abbiamo da fare.

Giovedì 08/01/09



Fatti gli ultimi acquisti nei pressi dell’hotel, ci avviamo verso la capitale. Il Canto ha la luna storta e bisogna spingerlo, Enrico è silenzioso e Monica seduta sulla motolettiga fà i conti di quanti euro di lettini dovrà sborsare per recuperare l’abbronzatura. Intanto a Bosio la neve ha raggiunto i 70 cm. Alle 12,30 facciamo tappa a Tunisi per pranzare in un ristorante italiano finissimo già conosciuto dai nostri amici. A fine pasto, siccome corre voce che il traghetto sia stracolmo e quindi difficile cenare al self (cosa che invece non succederà) facciamo la spesa in un vicino supermercato con particolare attenzione alle offerte. Dopodiché, su richiesta disinteressata del Canto, andiamo in visita alle rovine di Cartagine. Un tempo grande città del mondo antico, oggi Cartagine è ridotta ad una decina di siti archeologici sparsi qua e là tra le ville dei sobborghi nord - orientali. Noi vediamo le belle terme di Antonino, le ville romane ed il mal arredato anfiteatro: la maggior parte del tempo disponibile verrà dedicata all’infruttuosa ricerca della fascia del Canto smarrita otto giorni fa. In porto, dopo aver sbrigato velocemente le pratiche doganali, riconvertiamo in euro le banconote rimaste ed impegniamo le ultime monete in un utilissimo dromedario di peluche. Intanto sul traghetto continua a salire una fiumana di gente: forse tutta la Tunisia. Finalmente alle 23,30 con un’ ora e mezza di ritardo si parte: buon viaggio e buona notte.

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Venerdì 09/01/09



A parte la notte passata in bianco per il Merlaccio e Monica, il viaggio di rientro offre ben poche emozioni. A Genova il controllo dei passaporti avviene in un banco posticcio davanti alla reception con ben tre poliziotti per 2000 persone. Per fortuna noi abbiamo il cartoncino blu che ci consente di passare per primi. Privilegio che non serve a niente perché le moto sono chiuse dalle auto che usciranno per ultime. Di riffa o di raffa, come dice il Dottore, strisciando le borse, riusciamo a passare in un vicoletto al pelo e dopo un ultimo controllo ai passaporti siamo fuori dal labirinto. Parcheggiata l’Africa Twin in cassaforte i nostri amici salgono in auto col figlio Fabrizio e la nonna venuti a recuperarli e fanno rotta per il loro paesello. (arriveranno alle 3,30 ) Noi ci copriamo per bene e proviamo ad andare a casa. L’autostrada è pulita, dopo la galleria dei Giovi inizia a far freddo davvero tanto che facciamo ginnastica alle dita dentro gli stivali, a Vignole Borbera usciamo e fa talmente freddo che la provinciale è asciutta, proseguiamo schivando qualche rimasuglio di neve ghiacciata ed all’una e quindici siamo a Bosio; il termometro del Merlaccio segna -15°, quello del Canto -10° :siccome non vogliamo andare alle mani ci accordiamo per -12,5°. Ah, come si sta bene sotto il piumino !

Liberamente tratto dal best seller:
“ Per il mondo col rossetto”
Edizioni Castelveccana
Lago Maggiore